Il tatuaggio nella storia dell’antica Roma e dell’antica Grecia

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Il tatuaggio nella storia dell’antica Roma e dell’antica Grecia

Quando si parla del tatuaggio nella storia si deve cercare di tornare indietro nel tempo. Fare un salto, ad esempio, nell’antica Grecia o nell’antica Roma per capire in che modo veniva inteso il tattoo in quelle civiltà.

Guardando al passato si possono capire tante cose. Cerchiamo, quindi, di fare il punto della situazione facendo un passo indietro e andando ad analizzare cosa accadeva tra i greci e i romani.

Il tatuaggio nella storia

Possiamo dire che gli antichi greci impararono a tatuare dai persiani. Questa moda si diffuse perché le donne greche iniziarono a dimostrare un vivo interesse per quei segni sulla pelle e, per questo motivo, gli uomini iniziarono a volere anche loro dei tatuaggi.

Gli antichi romani, invece, presero l’idea di farsi tatuare dei simboli sulla pelle entrando in contatto proprio con i greci. Nella maggior parte dei casi, venivano tatuati soprattutto gli schiavi e i criminali come forma di identificazione e, soprattutto, di punizione. Si parlava, in questi casi, di stigma. 

La nobiltà romana non aveva tatuaggi poiché, come detto, erano solo gli schiavi, i militari o i gladiatori ad avere questi simboli sulla loro pelle. In poche parole, il tatuaggio era visto come una sorta di segno distintivo di una condizione non nobile o agiata. Si narra, addirittura, che Caligola decise di far tatuare in pubblico le persone che desiderava umiliare.

Con l’imperatore Costantino le cose cambiarono: schiavi, militari e gladiatori non potevano più essere tatuati in volto, ma solo sulle gambe o sulle braccia. Papa Adriano Primo, invece, vietò i tatuaggi.

Quali erano i simboli più in voga? Nell’antica Roma in molti si tatuavano simboli come, ad esempio, l’avvoltoio, la balena, il lupo o il cane. Perché? In molti casi richiamavano simboli religiosi. Ad esempio, l’avvoltoio era visto come il simbolo della Vergine Maria poiché, in base a una antica legenda, nasceva dal vento. La balena, invece, era vista come il simbolo della resurrezione di Cristo.

Un salto indietro nel tempo che fa capire che, in realtà, l’arte del tatuaggio esiste da tanti, tantissimi secoli e che non è un’invenzione moderna. Capire come si è evoluto il tatuaggio nella storia permette anche di cogliere delle sfumature che, altrimenti, potrebbero essere perse. Del resto, così come avviene per moltissime altre cose, anche nel caso dei tattoo l’evoluzione porta a capire meglio come si è arrivati al giorno d’oggi. Di certo, a differenza del passato, oggi ci sono tantissimi stili di tatuaggio, tanti soggetti tra cui scegliere. Quello che non è mai cambiato, però, è il simbolismo. Un tattoo, ieri come oggi, ha quasi sempre un forte significato che può essere più o meno personale, più o meno religioso o legato a tendenze e mode.