La storia del tatuaggio giapponese, Irezumi, Suikoden e Hori

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Tatuaggi giapponesi: da tecnica punitiva a decorativa.

Le prime tracce di tatuaggi Giapponesi risalgono all’era preistorica Jomon (10.000-300 A.C.), dove delle statuette di argilla riportano incisioni che riproducono possibili tatuaggi.
La prima testimonianza scritta sui tatuaggi giapponesi è una cronaca cinese del 300 D.C. che riporta l’uso del tatuaggio presso gli indigeni giapponesi.

Il primo scritto giapponese invece, ne parla come tecnica punitiva, che consisteva nel tatuare l’ideogramma “cane” sulla fronte dei criminali (800 D.C.).

Lo stesso documento precisa che gli appartenenti alle caste inferiori venivano tatuati con righe o croci sulle braccia per riconoscere i reati minori.

Solo molto più tardi si inizia a parlare di tatuaggi giapponesi con finalità decorative, per imprimere preghiere buddiste o pegni d’amore. Questo tatuaggio venne chiamato Hori-bari e nel 1700 il governo ne vietò l’uso presso le caste inferiori.

Solo molto più tardi si inizia a parlare di questa tecnica con finalità decorative, per imprimere preghiere buddiste o pegni d’amore. Questo tatuaggio venne chiamato Hori-bari e nel 1700 il governo ne vietò l’uso presso le caste inferiori.

Irezumi, il tatuaggio giapponese da noi conosciuto.

L’Irezumi (che significa inserire sumi, l’inchiostro nero orientale), cioè il tatuaggio Giapponese che conosciamo noi, si sviluppò nel periodo Edo (1600-1868) ma non si sa con precisione quando si diffusero i tatuaggi full-body (che ricoprono la quasi totalità del corpo) che ancora oggi ne costituiscono il tratto più distintivo.

Fu allora che si creò il “canone” dell’Irezumi, cioè un insieme codificato ed immutabile di immagini.

SUIKODEN: il tatuaggio diventa popolare

Nel periodo Edo venne pubblicato più volte in Giappone il romanzo classico cinese “Suikoden”. I personaggi erano riuniti in una banda, combattevano e proteggevano il popolo e i poveri oppressi dai governanti corrotti della dinastia Cinese Sung (circa 1300 D.C.).
I capi di questo gruppo di fuorilegge erano ampiamente tatuati e gli artisti che illustrarono questo libro facevano a gara per realizzare i ritratti più sgargianti degli eroi del racconto enfatizzando e esagerando i loro tatuaggi.

Presto il popolo giapponese si identificò in questa novella ed iniziò a tatuarsi, emulando i disegni degli eroi: operai, commercianti e artigiani, ma anche gli Ya-ku-za (mano vincente nel gioco) che all’epoca erano dei gruppi di giocatori d’azzardo e che più tardi si unirono nell’organizzazione criminale che oggi conosciamo con questo nome.

Alcuni dei simboli usati ancora oggi nell’Irezumi sono, infatti, dipinti nelle carte che usavano gli Yakuza nel gioco d’azzardo: l’Hana-Fuda.

HORI: i Maestri Incisori nei tatuaggi giapponesi.

Il massimo splendore dell’Irezumi si raggiunge tra il 1700 e il 1800, grazie alla diffusione di queste immagini nelle stampe Ukiyo-e.
Si formarono allora i grandi artisti del tatuaggio, perché alcuni incisori di stampe iniziarono a tatuare (oltre che incidere le tavole da stampa).
A quel punto alcuni scelsero di eseguire solamente tatuaggi come professione facendosi chiamare maestri incisori (Hori-shi).
Da qui viene il nome Hori che hanno i maestri dell’Irezumi.

TATUAGGI GIAPPONESI, GLI OCCIDENTALI E I DIVIETI

Nel 1853 sotto una forte pressione delle Potenze d’Occidente, per motivi commerciali l’America si impone in Giappone: parte in quel momento la modernizzazione della società, con l’obiettivo di mettersi al passo con il modello occidentale. E’ proprio allora il tatuaggio viene totalmente vietato dalle autorità (sebbene continuasse a sopravvivere in forma sotterranea tra gli Yakuza e in alcune classi di artigiani) fino all’abolizione del divieto da parte del governo di occupazione Americano (1945-1952).

Grazie a contatti con tatuatori Americani, negli anni 70 il tatuaggio giapponese iniziò ad essere riconosciuto in Occidente e reputato lo stile più artistico ed elegante per esprimere questa arte millenaria.

Attualmente anche molti occidentali cercano di imitare l’Irezumi ma la complessità della sua simbologia e la mancanza di testi che illustrino il “canone” del tatuaggio Giapponese, rende inaccessibile la pratica a chi non sia stato un allievo di un maestro Hori.
Tuttora l’Irezumi in Giappone viene visto con sospetto e paura dalla gente comune: l’ingresso e il lavoro in alcuni luoghi pubblici é vietato alle persone tatuate.

CURIOSITA’ SUI TATUAGGI GIAPPONESI

In Giappone un tatuaggio full-body (cioè sul corpo, come se fosse un Kimono dipinto sulla pelle) richiede fino a cinque anni di lavoro e può costare fino a 100.000 euro, se eseguito dai più grandi maestri di oggi.
Un uomo sofferente di impotenza si dice che guarì facendosi tatuare i genitali con la maschera rossa di un Tengu che simboleggia la virilità.
In Giappone è uso comune frequentare terme pubbliche dove un cartello ne vieta l’ingresso ai tatuati; esistono però terme per tatuati, frequentate principalmente da Yakuza.