Pigmenti organici e inorganici, quali sono i più sicuri per il tatuaggio?

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pigmenti organici e inorganici

Un aspetto fondamentale riguardo i pigmenti da tatuaggio e da trucco permanente è la loro classificazione in pigmenti organici e pigmenti inorganici. A prima vista, e cioè seguendo il senso comune alla maggior parte delle persone, il termine “organico” sembra avere una valenza decisamente più positiva, dal momento che richiama facilmente l’idea di biologico o naturale. E’ bene però andare al di là di questa impressione strettamente semantica, così da capire realmente cosa significhino le due terminologie e quali siano le conseguenze di tali, diversi, significati.

 

Pigmenti inorganici utilizzati per il tatuaggio e trucco permanente

Si parla di pigmenti inorganici quando nella loro composizione sono presenti degli ossidi, ad esempio di ferro o di cromo. I livelli di purezza che è oggi possibile raggiungere durante la produzione di questi elementi è talmente elevato da rendere praticamente inesistenti i residui di metalli pesanti. Ciò significa che il tasso di probabilità di reazioni allergiche dovute all’utilizzo di pigmenti di questo tipo è irrisorio. Sono dunque molto diffusi pigmenti inorganici di questo tipo, che soddisfano la ReSap 2008 mantenendo i livello di metalli pesanti sotto i limiti da essa sanciti. Nonostante ciò, c’è anche chi sostiene che, seppure in quantità minime, tali sostanze restino comunque dannose per l’organismo specialmente nei soggetti sensibili.

 

Pigmenti organici naturali e sintetici

Quando si parla invece di pigmenti organici è necessario fare un’ulteriore divisione in due diversi tipi di pigmento che pure ricadono allo stesso modo in questa categoria: i pigmenti organici naturali e i pigmenti organici sintetici. Si accennava al fatto che il termine “organico” viene facilmente associato a “naturale” e vediamo qui un effettivo riscontro di tale assonanza di concetti.

 

Pigmenti organici naturali

Un pigmento organico naturale è proprio quello che il nome suggerisce, cioè un colorante di origine totalmente animale o vegetale. Ciò che forse però non è così facilmente intuibile è che, al contrario di quanto si potrebbe immaginare, tali pigmenti risultano essere i meno adatti e i meno sicuri per essere impiegati nella realizzazione di tatuaggi e trattamenti di trucco permanente. Le componenti naturali infatti provocano alti tassi di reazione allergica e i risultati ottenibili utilizzandoli sono insoddisfacenti in termini di resa finale del colore.

 

Pigmenti organici sintetici

Altro discorso vale per i pigmenti sì organici, ma sintetici. Si tratta di composti chimici sintetici di materie base adoperate anche, ad esempio, nel settore farmaceutico. Questi risultano essere altamente anallergici e facilmente riassorbibili da parte dell’organismo. Inoltre sono in grado di garantire risultati ottimali in quanto a brillantezza e stabilità del colore.

Differenze tra pigmenti organici e inorganici

Nel mondo del trucco permanente sono però sensibilmente meno diffusi rispetto a quelli inorganici, probabilmente a causa della maggiore complessità e ai più alti costi di produzione. I pigmenti organici, ovviamente, non contengono metalli pesanti neppure in minima quantità, a differenza degli organici. Tuttavia ci sono altri due parametri, menzionati anche nella normativa ReSap 2008, ai quali i produttori di pigmenti organici devono fare particolarmente attenzione. Si tratta dei livelli di idrocarburi policiclici aromatici e di ammine aromatiche, spiacevolmente noti per le loro caratteristiche cancerogene e presenti, anche se in misura ridotta, proprio nei pigmenti organici sintetici.

Tanto i pigmenti organici quanto i pigmenti inorganici hanno quindi dei vantaggi e dei limiti. Il tentativo che alcune case di produzione di pigmenti stanno oggi mettendo in atto è quello di trovare una via di mezzo tra le due varianti così da tenerne insieme i benefici, ma da ridurre al massimo i livelli di rischio dovuti ai metalli pesanti, alle ammine e agli idrocarburi. Va comunque ricordato che gli effettivi danni per la salute sono sempre da considerasi in relazione al quantitativo di pigmento utilizzato che, soprattutto nel caso del trucco permanente, risulta essere molto ridotto.